ATS Val Padana - Regione Lombardia - Sistema Socio Sanitario
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Acque destinate al consumo umano

Acque destinate al consumo umano
 

Reti acquedottistiche e Gestori in Provincia di Mantova
 
Il sistema dei prelievi ad uso idropotabile nel territorio dell’ASL di Mantova non risulta differenziato in base al tipo di risorsa captata.
In provincia di Mantova non si hanno infatti prelievi da corpi idrici superficiali ma la totalità degli approvvigionamenti di acqua ad uso potabile avviene tramite emungimento delle falde acquifere sotterranee: una rete complessa di pozzi, impianti di trattamento, dorsali idriche e condotte locali, assicurano il soddisfacimento idropotabile ad una quota consistente della popolazione mantovana. L’acqua sotterranea diventa così una risorsa strategica che, al di là degli aspetti meramente economici, pone problemi di valutazione del rischio a cui è sottoposta e, conseguentemente, di protezione ambientale.

Ad oggi 9 dei 69 Comuni Mantovani risultano ancora completamente sprovvisti di rete acquedottistica e questa situazione consegna a Mantova il triste primato tra le province Italiane (sono circa 35 su tutto il territorio nazionale i Comuni ancora non dotati di acquedotto, quindi il 30% di questi è Mantova).
Inoltre, dall’analisi dei dati disponibili emerge che il 60 % dei Comuni dotati di acquedotto è anche dotato di impianti di captazione da pozzo (35 Comuni su 60) si ha quindi scarsa propensione ad un approvvigionamento di tipo consortile privilegiando soluzioni di tipo locale. Tale situazione si è determinata nel tempo probabilmente in relazione alla elevata disponibilità idrica da falde sotterranee, tipica di un territorio pianeggiante di tipo alluvionale.

Nella Provincia di Mantova l'alimentazione degli acquedotti pubblici è assicurata da più di 100 pozzi in esercizio che derivano l’acqua da falde idriche sotterranee, principalmente dagli acquiferi contenuti tra i 100 ed i 200 metri di profondità.

L’acqua sollevata dai pozzi è sottoposta, salvo rarissime eccezioni, a processi di potabilizzazione; necessari per trattare l’eccesso di alcuni composti naturali che caratterizzano le falde della Provincia di Mantova (ferro, manganese, ammonio, idrogeno solforato, ma anche arsenico).
Il delicato compito di governare un sistema così complesso, costituito da un numero rilevante di pozzi (oltre 108), impianti di trattamento (37), serbatoi di accumulo (39) e reti di distribuzione (più di 65), compete ai Gestori dei Servizi Idrici che devono essere in grado di assicurare quotidianamente, attraverso i loro Piani di Controllo Interni, attraverso l’utilizzo di adeguate competenze tecniche e idonee risorse economiche, che l’acqua distribuita al consumo sia conforme ai requisiti di idoneità stabiliti dalle normative.
 
Obiettivo istituzionale dell’ASL, attraverso il Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Dipartimento di Prevenzione Medico, è quello di garantire un adeguato monitoraggio delle acque fornite al consumo umano, attraverso il prelievo in punti significativi lungo la rete idrica pubblica.

I punti nei quali l’ASL effettua i prelievi sono quindi:
  • Fontane pubbliche
  • Impianti di trattamento
  • Serbatoi
  • Pozzi che forniscono acqua a edifici pubblici
 
Per garantire la tutela della salute del consumatore è infatti necessario un monitoraggio continuo, effettuato dagli enti gestori (attraverso i “controlli interni”), e, parallelamente, dai controlli periodici dell’Asl (attraverso i “controlli esterni”) di carattere microbiologico e chimico.
 
La frequenza dei controlli esterni viene stabilita in base al Decreto Legislativo n. 31/2001 che prevede, per i civici acquedotti, un numero di controlli proporzionale al volume d’acqua erogata annualmente.
 
L’esame dei risultati dei controlli esterni effettuati nel corso degli ultimi anni, dal 2010 al 2015 (al 30.09), dimostra l’adeguatezza e l’applicazione delle procedure per la gestione ed il controllo dell’acqua distribuita da parte dei Gestori.
 
In allegato - tabelle “Esiti Controlli Esterni”
 
L’esito delle analisi riferite ai prelievi effettuati dal SIAN conferma infatti che le non conformità rilevate - riferite agli acquedotti - rappresentano complessivamente tra lo 0,4% e l’1,6% del totale dei controlli, e sono riferite a problemi sempre tempestivamente risolti dal Gestore.
 
Tutto ciò depone quindi per un quadro rassicurante rispetto alla qualità dell'acqua fornita ai cittadini mediante le reti acquedottistiche.
 
 
Criticità
 
Gli aspetti critici (o semplicemente migliorabili) nella gestione degli acquedotti esistenti restano molto pochi e sono legati soprattutto a:
 
  • livello manutentivo delle reti e degli impianti (nei termini di “manutenzione straordinaria”);
  • insufficienza dei collegamenti a rete tra gli acquedotti dei diversi comuni e la “frammentazione” delle gestioni;
  • presenza di rami terminali e scarso utilizzo dell’acqua immessa in rete.
 
Numerose sono invece le criticità legate a:
 
  • assenza della rete di distribuzione in numerosi comuni (9 in Provincia di Mantova su 35 in tutta Italia);
  • attuali utenti non serviti o non allacciati;
  • la qualità della risorsa captata dai “pozzi privati” per le zone non raggiunte dall’acquedotto.
 
I Comuni ancora completamente privi di rete acquedottistica: sono 9 con una popolazione residente complessiva di oltre 30.000 abitanti.
A questi Comuni completamente privi di acquedotto vanno poi aggiunte tutte le zone di quei comuni in cui l’acquedotto è presente ma non diffuso a tutto il territorio: complessivamente, nei comuni serviti da acquedotto, la popolazione raggiunta – e allacciata – rappresenta solo il 73% della popolazione residente; e nei singoli comuni questa percentuale presenta valori molto variabili, e solo in 25 comuni la percentuale di popolazione servita raggiunge l’80%.
In molte situazioni le basse percentuali non sono dovute alla sola ridotta estensione delle reti di distribuzione (zone non raggiunte) ma anche alla scarsa propensione all’allacciamento della popolazione.

Ad oggi, sulla base dei dati forniti dai Gestori, la popolazione che utilizza acqua distribuita dalle reti acquedottistiche è pari al 66%, quindi sono ancora circa 140.000 i cittadini non serviti - o non allacciati – e che quindi utilizzano sistemi di captazione autonomi (“pozzi privati”) raramente sottoposti ad adeguati controlli analitici.
 
L’utilizzo a scopo potabile di acqua sotterranea non sottoposta agli opportuni processi di potabilizzazione che sono necessari per trattare l’eccesso di alcuni composti naturali che caratterizzano le falde della nostra Provincia (quali ferro, manganese, ammonio, idrogeno solforato, ma anche arsenico) espone la popolazione al rischio di utilizzare/consumare acqua non idonea al consumo umano e potenzialmente pericolosa per la salute.
 
Nelle tabelle relative agli “Esiti dei Controlli Esterni” sono riportati anche i dati relativi ai pozzi autonomi di interesse pubblico (“pozzi pubblici” di scuole, strutture socio sanitarie, edifici pubblici, etc.): si può notare come le non conformità in queste realtà raggiungano e superino il 30% dei casi, e come queste siano legate soprattutto alla presenza di arsenico in concentrazioni superiori a quelle considerate sicure per la salute.
Queste percentuali sono rappresentative della situazione di tutti gli approvvigionamenti autonomi della nostra provincia (ad esclusione del territorio pedecollinare dell’Alto Mantovano): i dati disponibili riferiti ormai a circa 1500 “pozzi privati” evidenziano il superamento del limite previsto per l’arsenico nel 30% dei casi.
 
 
Il Rischio Arsenico per la popolazione mantovana che utilizza pozzi autonomi
 
Già a partire dal 2008 l’ASL di Mantova, attraverso il Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Dipartimento di Prevenzione Medico, ha implementato una sistematica azione di monitoraggio relativamente al parametro Arsenico nelle acque provenienti da pozzi autonomi.

L’obiettivo di questo monitoraggio, presentato e concordato con l’Assemblea dei Sindaci, è stato quello di tenere monitorate le acque sotterranee della nostra Provincia che vengono utilizzate a scopi potabili, azione resa necessaria dalle particolari caratteristiche geologiche del nostro territorio: le acque sotterranee contengono infatti questo elemento tossico-nocivo, praticamente in tutto il territorio provinciale, ad esclusione dell’Alto-Mantovano pedecollinare.

Per la nostra provincia l’Arsenico, che non raramente si presenta con valori superiori a quelli previsti dal Decreto Legislativo n. 31/2001, costituisce un grosso problema di sanità pubblica, in particolare per la popolazione non servita da acquedotto. Anche negli anni successivi si sono mantenuti monitorati i 70 Comuni della provincia (oggi 69), con dati riferibili a pozzi diversi, in zone ed a profondità differenti.

Nelle acque sotterranee della nostra provincia si è rilevata la presenza di Arsenico, con numerosi superamenti dei limiti previsti dal decreto legislativo 31/01, praticamente in tutto il territorio provinciale, ad esclusione dell’Alto-Mantovano pedecollinare. I risultati ad oggi disponibili (anni 2008-2015) sono riferiti a circa 1500 “pozzi privati” in tutta la provincia: si è rilevato un superamento dei 10 µg/L in quasi il 30% delle analisi effettuate, con valori di concentrazione che solitamente non superano i 50 µg/L, ma che in alcuni casi hanno raggiunto i 150 µg/L. Considerando che oltre il 30% della popolazione mantovana non è servita da acquedotto (che eroga acqua controllata e sicura), l’obiettivo è stato monitorare il territorio (69 Comuni), per promuovere ed indirizzare gli interventi di programmazione relativamente a:
  1. l’estensione della rete acquedottistica a quei comuni che ancora non ne sono dotati, ma le cui acque sotterranee contengono arsenico.
  2. prevedere interventi strutturali ed allacciamenti ad hoc, per la fornitura di acqua potabile agli edifici pubblici (scuole, ospedali, case di riposo…) che non sono allacciati all’acquedotto ed i cui pozzi forniscono acqua con un livello di As superiore ai 10 microgrammi litro.
  3. prevedere idonei impianti di trattamento per i pozzi privati, in quelle abitazioni non allacciate ad una rete, ove il tenore di arsenico è elevato.
A partire dal 2011 il SIAN ha partecipato a tutte le attività del Gruppo di Lavoro Interistituzionale che ha visto la partecipazione di ASL, Provincia, AATOO, Gestori dei Servizi Idrici, facendosi promotrice e partecipando a numerose assemblee pubbliche, predisponendo – sentito l’ISS - il testo della brochure “L’acqua potabile e il Rischio Arsenico” (con indicazioni pratiche per la popolazione), partecipando alla stesura delle “ordinanze tipo” per “l’obbligo allacciamento all’acquedotto” e per “l’obbligo analisi arsenico pozzi privati”.

L’adozione delle ordinanze da parte dei Comuni ha permesso di incrementare la percentuale di popolazione attualmente servita da acquedotto, e di rendere consapevole la popolazione non servita rispetto all’acqua utilizzata.

Sono state numerose anche le iniziative per la prevenzione del rischio arsenico nelle acque utilizzate presso gli esercizi pubblici e le imprese alimentari, con controlli mirati, con incontri informativi con associazioni, con formazione specifica per il personale di vigilanza (in collaborazione con apposito Gruppo di Studio dell’Università di Brescia), con valutazione dell’efficacia dei piccoli impianti di trattamento (sempre in collaborazione con Università di Brescia).
 
Allegati  
 
Per informazioni
Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione
Mantova - Via Dei Toscani n. 1 – Palazzina 9
Tel: 0376.334967
E-mail: ufficio.acque@aslmn.it
 
 

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File pdf brochure - Acqua potabile e il rischio Arsenico 1900-01-01    File   » Scarica
File pdf Workshop - Acqua che beviamo: Conoscere per scegliere 1900-01-01    File   » Scarica
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